Come si diventa un fisico di successo?

Come si diventa un fisico di successo?

By: Amministratore

25 Giugno 2015

Abbiamo intervistato Gaia Pupillo, ricercatrice presso i Laboratori Nazionali di Legnaro, dottorata in Fisica presso l’Università degli Studi di Ferrara e vincitrice del Premio Resmini: il riconoscimento nazionale che l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare conferisce a giovani fisici che si siano distinti in ambiti di ricerca innovativi e con forti ricadute sulla vita.

Qui l’articolo di UNIFE!

Quando ti sei iscritta a fisica e perché l’hai scelta?

Mi sono iscritta a fisica nel settembre 2005, dopo l’estate della maturità. Durante le vacanze non ho pensato al mio futuro: mi sono solo divertita come mai prima! Avevo fatto il Liceo Scientifico e mi sono sempre impegnata a scuola: dato che più o meno tutte le materie mi piacevano -tranne il latino- avrei potuto scegliere qualsiasi argomento per il proseguimento degli studi. L’unica certezza era appunto proseguire: non avevo nessuna voglia di andare a lavorare. Quando settembre è arrivato mi sono trovata spiazzata: non sapevo davvero che fare, troppe idee e troppe scelte da considerare. Tra le varie opzioni ed i vari test d’ingesso mi sono persino ritrovata ad essere ammessa ad Archietettura! Non volendo lavorare nell’azienda di famiglia (campo edilizio) per poi sentirmi una “privilegiata”, l’ago della bilancia si è spostato verso fisica, una scelta “strana” ed “estrema” per certi aspetti. Una scelta un po’ rischiosa e sicuramente in contro-tendenza. Se dovessi dire la verità in poche parole: all’epoca scelsi fisica per esclusione ed andando un po’ a caso, seguendo l’istinto.

Scelta a caso quindi?

In realtà ci sono molti aspetti della fisica che mi affascinavano e mi affascinano ancora oggi, a 10 anni da quella scelta: la fisica si basa sulla verità, non è una scienza soggettiva.

La fisica si basa sulla verità […] gli “atti di fiducia” sono banditi.

Ognuno può avere la propria opinione ma, almeno in campo scientifico, alla fine si fa un esperimento e quello è. Non si scappa dal risultato e dalla verità. Il punto è cercare di descriverla e capirla al meglio, sempre più a fondo. In fisica gli “atti di fiducia” sono banditi. Si deve ragionare con la propria testa ed avere un atteggiamento critico: questo è l’altro aspetto che adoro. Stimola il continuo miglioramento. La fisica dà la possibilità a chi la studia di arrivare al proprio limite: c’è sempre qualcosa di più complicato da capire e che la nostra mente si rifiuta di affrontare. E’ molto bello arrivare al proprio limite, spingerlo più lontano ogni giorno e fare questo in compagnia di amici, più che di colleghi. Perché per studiare fisica è necessario fare parte di una squadra: ci si aiuta a vicenda, lo sforzo è collettivo.

2012 - Gaia e Thomas, presso il centro di ricerca e produzione di radionuclidi per la medicia ARRONAX.

2012 – Gaia e Thomas, presso il centro di ricerca e produzione di radionuclidi per la medicina ARRONAX.

 

L’importanza del lavoro di squadra si rispecchia anche nella fisica medica?

Indubbiamente. La fisica medica è, per definizione, l’incontro di varie competenze: il ruolo del fisico medico è quello di portare gli strumenti della fisica in campo medico e, per farlo, deve conoscere sia la fisica che saper comunicare con i medici. E’ una banalizzazione, ma in pratica si tratta di questo: non basta “gestire” la fisica , occorre anche sapersi interfacciare con persone che hanno un background diverso.

Vuoi provare a spiegarci che cosa fai nel tuo lavoro?

Mi occupo di fisica applicata alla medicina nucleare: la mia tesi di Dottorato si intitola Radioisotope Production via Accelerator for Nuclear Medicine Applications – Produzione di radionuclidi (atomi radioattivi) con acceleratori per applicazioni in medicina nucleare. In sostanza, ho studiato l’efficienza di produzione di elementi radioattivi utili in medicina (sia nelle diagnosi che in terapia, soprattutto nella cura di tumori), mediante l’uso di ciclotroni (che sono un tipo di acceleratore di particelle). Quando ho parlato di “lavoro di squadra” mi riferivo soprattutto alla mia esperienza personale: ho avuto occasione di lavorare con tantissime persone con una diversa formazione alle spalle… fisici nucleari, radiochimici, chimici, farmacologi, biologi, informatici, ingegneri e medici.

E’ stata un’esperienza super interessante e formativa.

Lavorare in un gruppo variegato richiede elasticità mentale e tanta voglia di progredire, capire e farsi capire. Ogni disciplina ha il suo linguaggio e non si può pretendere che un fisico abbia le competenze di un biologo o viceversa.

Cosa ti è piaciuto di più di questa attività?

2014 - Gaia con la mamma dopo l'esame finale del Dottorato di ricerca.

2014 – Gaia con la mamma dopo l’esame finale del Dottorato di ricerca.

 

Per me è una gioia toccare con mano i risultati che si ottengono sfruttando una materia che non conosco e che per me è un po’ “magia”: la chimica. E’ altrettanto bello e stimolante vedere come la stessa domanda abbia risposte diverse se rivolta ad un fisico, ad un biologo, ad un chimico, ecc. Nel pensare un esperimento complesso, non esiste la “configurazione corretta” a priori, ma si deve sempre cercare quel compromesso che permetta a tutti di lavorare al meglio.

E’ una soddisfazione enorme pensare che il frutto anche del mio lavoro un giorno servirà a guarire persone affette dal cancro.

Hai avuto esperienze di lavoro o studio all’estero?

Durante i 3 anni del dottorato ho trascorso presso il centro ARRONAX (Nantes) circa 8 mesi, in modo non continuativo. Quando ho discusso la tesi di Dottorato in Fisica, per la prima volta i miei colleghi francesi sono venuti in Italia, hanno visitato il centro di Legnaro (Laboratori Nazionali dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, cfr) — dove ora lavoro con un assegno di ricerca biennale (2015-2017) — e l’Università e la sede INFN di Ferrara — dove ho studiato e discusso la tesi di dottorato. E’ stata una bella giornata, molto intensa e positiva: sentivo che si chiudeva un ciclo importante della mia vita, avevo finito di essere studentessa. Sapevo che non significava smettere di studiare o imparare, ma almeno avrei cambiato status. Qualche mese più tardi, nel momento in cui iniziavo a farmi domande sul futuro ed in cui mi sentivo più disorientata e spaventata, in pieno stress e confusione, il Direttore della sezione INFN di Ferrara, il Prof. Diego Bettoni, mi chiese il permesso di segnalare la mia tesi di dottorato per un premio nazionale.

Veniamo quindi al Premio Resmini. Come è andata?

E’ stata una gioia inaspettata, perché non avevo partecipato “direttamente” alla fase preliminare.

Ero così felice per la sola segnalazione che questa notizia mi diede la forza di andare avanti, senza crollare, ed affrontare le mie paure.

Ho ricevuto comunicazione del Premio mentre rientravo da un congresso a Nantes, dove ero andata per incontrare i colleghi francesi. Ero in aeroporto, dopo due giorni intensi, molto positivi e pieni di lavoro, amici ed emozioni… e ho letto l’email. Non ci credevo e, devo essere sincera. Effettivamente, dopo la segnalazione del Prof. Bettoni me ne ero disinteressata perché non avrei mai pensato di vincere. E’ stato bellissimo e, nonostante stessi per perdere l’aereo, ero felicissima e con un sorriso un po’ ebete stampato in faccia.

Ovviamente sono consapevole che questo premio non sarebbe arrivato senza il lavoro di squadra: i ringraziamenti verso le persone con cui ho lavorato sono sinceri, così come la consapevolezza che sono molto fortunata.

Se dovessi consigliare qualcuno ad iscriversi a fisica, cosa diresti?

Direi che non deve iscriversi a fisica per sentirsi dire dalla gente “ma che bravo, chissà quanto sei intelligente!”

A fisica, come in tutti gli ambiti, ci sono persone di talento e… meno di talento. Anzi, puntualizzo meglio: in fisica, come in tutti gli ambiti, ci sono persone che possono essere poco brillanti in qualche aspetto ma un talento in altri aspetti e viceversa. La cosa importante per chi deve “decidere del suo futuro” è pensare che il futuro lo si costruisce giorno per giorno e non con una singola scelta.

il futuro lo si costruisce giorno per giorno e non con una singola scelta.

E’ una scelta importante, ma non è definitiva. Alla me stessa uscita dalle scuole superiori direi di non essere ansiosa per la scelta dell’Univeristà e di impegnarsi per girare il mondo, di capire chi è e quali sono i suoi desideri. Io ero terrorizzata all’idea di lasciare la mia routine. La scelta di fisica ha comunque rotto la mia routine ed è partita la mia vita “adulta”, cioè consapevole, e di questo sono fiera e felice.

2014 - Gaia e Diana  presso Ffort Raichak (Kolkata, India) per la Conferenza ARCEBS-2014.

2014 – Gaia e Diana presso Ffort Raichak (Kolkata, India) per la Conferenza ARCEBS-2014.

Fisica è una scelta molto creativa spinge più in là i propri limiti, stimola la ricerca di soluzioni innovative, favorisce l’aggregazione, lo scambio, permette di viaggiare e di incontrare e conoscere gente di cultura diversa, lingua, religione…  è una scienza molto multi-kulti (detta alla tedesca) e “aperta”. E’ anche una scienza meritocratica, che in questa società è un bene.

Fisica è una scelta molto creativa

Diamo uno sguardo al futuro. Come lo vedi?

Spero che le future generazioni abbiano le mie stesse opportunità (e magari migliori) nella scuola pubblica, a prescindere da sesso, origini, condizione sociale ed economica. Una bella utopia per cui vale la pena impegnarsi. E, come dicevo prima, sono così fortunata che per ora lavoro in Italia e posso contribuire allo sviluppo del Paese che amo e, con tutti i suoi difetti, dove un giorno vorrei avere una famiglia.

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